Coinbase intensifica lo scontro con le banche australiane sui divieti alle criptovalute

Coinbase ha assunto una posizione ancora più dura contro le principali banche australiane, affermando che tali istituti stanno chiudendo o bloccando i servizi per le società di criptovalute legittime.

L’exchange ha presentato un reclamo formale alla Commissione permanente per l’economia della Camera dei rappresentanti, sostenendo che il problema va oltre le occasionali chiusure di account: è diventato una barriera comune per le aziende che si affidano a conti bancari e circuiti di pagamento per operare.

Coinbase presenta un reclamo formale

Secondo quanto riportato, Coinbase chiede regole più chiare e maggiore equità. Auspica, infatti, che le banche spieghino il motivo della chiusura dei conti, forniscano un preavviso di almeno 30 giorni prima di interrompere i servizi, istituiscano canali per le controversie e pubblichino i controlli di conformità.

Coinbase ha presentato un rapporto alla SCE della Camera, citando espressamente Commonwealth Bank, Westpac, ANZ e National Australia Bank. L’azienda sostiene che le banche stiano chiudendo conti senza preavviso e bloccando transazioni legate alle criptovalute.

I rapporti indicano che l’azienda chiede inoltre ai legislatori di rendere obbligatorie tali regole, in modo che le imprese non possano essere escluse senza una causa giustificata.

Uno studio citato nella documentazione ha rilevato che fino al 60% di alcune fintech ha subito il rifiuto di servizi bancari negli ultimi anni, e Coinbase utilizza cifre come questa per dimostrare che il problema è diffuso.

Le banche citano preoccupazioni su rischi e conformità

Le banche rispondono di agire per rispettare le norme antiriciclaggio e di contrasto al finanziamento del terrorismo. Sostengono, infatti, che alcune attività legate alle criptovalute siano difficili da monitorare e che interrompere i rapporti possa essere un passaggio necessario per la conformità quando il rischio non può essere gestito chiaramente.

I clienti delle banche e le autorità di regolamentazione desiderano sistemi di pagamento sicuri, e le banche affermano di dover bilanciare tale esigenza con le nuove linee di business.

La capitalizzazione di mercato totale delle criptovalute è attualmente di 2,53 trilioni di dollari. Grafico: TradingView.

A volte, le azioni degli istituti di credito sono reattive, mentre altre volte seguono formali politiche interne. Questa differenza è importante perché influisce sulla facilità con cui un’azienda può presentare ricorso contro una decisione.

Chi viene danneggiato quando i servizi bancari vengono interrotti

I piccoli exchange, i processori di pagamento e altri servizi crypto risentono della pressione. Quando una banca interrompe un rapporto, le transazioni rallentano, il pagamento dei salari necessita di conti alternativi e la fiducia viene messa a dura prova.

I rapporti indicano che alcune startup stanno considerando di trasferire le operazioni all’estero, dove il sistema bancario è più accogliente. Tale rischio ha implicazioni politiche: se le fintech locali se ne vanno, i posti di lavoro si spostano con loro e il Paese potrebbe perdere nuovi servizi. Il risultato è un tiro alla fune tra sicurezza finanziaria e accesso alle imprese.

Cosa aspetta le autorità di regolamentazione

Le udienze parlamentari rappresentano ora un probabile passo successivo. Tali sessioni potrebbero spingere le banche a fornire maggiori dettagli e indurre i regolatori a stabilire regole più chiare.

Le autorità di vigilanza finanziaria australiane hanno già discusso la questione in passato, ma si sono fermate prima di obbligare le banche a cambiare rotta. La commissione ascolterà le testimonianze e potrà raccomandare modifiche legislative o linee guida più rigorose per garantire che le chiusure dei conti siano tracciate e giustificate.

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