Le stablecoin registrano gli spread di conversione più elevati in Africa, secondo una ricerca

In molte aree del continente, la promessa di rimesse più economiche verso l’Africa grazie alle stablecoin si sta scontrando con la dura realtà dei fatti. Secondo i dati forniti da Borderless.xyz, infatti, a gennaio lo spread mediano per le conversioni da stablecoin a valuta fiat nel continente ha sfiorato i 300 punti base, pari a circa il 3%. Si tratta di una cifra decisamente superiore all’1,30% registrato in America Latina e al valore quasi irrilevante dello 0,07% registrato in Asia. Questo divario è significativo, poiché incide pesantemente sulla disponibilità economica di chi invia fondi verso il proprio paese d’origine.

Costi di conversione: le differenze sostanziali tra i singoli mercati

Le analisi evidenziano disparità abissali all’interno del continente. Il Sudafrica ha mostrato costi di conversione tra i più bassi, attestandosi intorno all’1,50%, grazie alla presenza di numerosi fornitori in concorrenza tra loro e a una maggiore profondità di liquidità.

All’estremo opposto, lo spread mediano in Botswana è salito quasi al 19,40% nel corso di gennaio, sebbene i prezzi abbiano mostrato una flessione verso la fine del mese. Anche in Congo sono stati registrati livelli di conversione superiori al 13,00%. Lo studio ha preso in esame 66 corridoi valutari e quasi 94.000 osservazioni sui tassi: non si tratta, dunque, di semplici anomalie isolate.

Spread regionali medi per le transazioni in stablecoin. Fonte: Borderless.xyz

Concorrenza e liquidità modellano i tassi 

I dati portano a una conclusione inequivocabile: l’identità dell’intermediario tra la stablecoin e il contante locale gioca un ruolo cruciale. Dove operano più fornitori di servizi di pagamento, i costi di conversione oscillano generalmente tra l’1,5% e il 4%.

Nelle aree in cui domina un unico operatore, gli spread possono superare il 13%. In questo contesto, per “spread” si intende il divario tra il prezzo di acquisto e quello di vendita di una stablecoin applicato dal fornitore, analogamente al gap denaro-lettera (bid-ask) dei mercati tradizionali, e rappresenta il costo di esecuzione effettivo pagato in ultima istanza dal mittente. 

Stando ai report, sembra che queste frizioni derivino dalla struttura e dalla liquidità dei mercati locali, piuttosto che dai limiti della tecnologia blockchain sottostante.

La tabella illustra i tassi medi delle stablecoin, i tassi TradFi locali e il premio in BPS per ogni valuta. Fonte: Borderless.xyz

Stablecoin e mercato Forex tradizionale a confronto

Borderless.xyz ha analizzato anche lo scostamento tra i tassi medi delle stablecoin e i tassi medi del mercato interbancario FX, definendo questa metrica “TradFi premium”.

Considerando 33 valute a livello globale, la differenza mediana è stata di circa cinque punti base (0,05%); ciò indica che, in molti paesi, i tassi delle stablecoin e quelli del mercato tradizionale risultano ampiamente allineati.

In Africa, tuttavia, il divario mediano si è ampliato fino a circa 120 punti base (1,20%). Questo premio più elevato spiega perché l’uso delle stablecoin non garantisca automaticamente risparmi consistenti in ogni corridoio valutario.

BTC/USD scambiato a 67.018 $ sul grafico a 24 ore: TradingView

Cosa significa per i mittenti e per i mercati

Secondo gli economisti, le stablecoin stanno effettivamente riducendo i costi delle rimesse in Africa, ricordando che i servizi tradizionali (legacy) arrivano spesso ad addebitare circa 6 $ ogni 100 $ inviati.

I nuovi dati aggiungono però un elemento di complessità: regolamenti più rapidi e commissioni ridotte sono traguardi raggiungibili solo se le rampe di accesso (on-ramp) e di uscita (off-ramp) locali funzionano in modo efficiente. Per i consumatori, questo si traduce in risparmi concreti in alcuni corridoi e in costi frustrantemente elevati in altri.

Per i regolatori e i nuovi attori del mercato il segnale è chiaro: rafforzare la concorrenza e la liquidità a livello locale è prioritario quanto migliorare le infrastrutture transfrontaliere.

Le stablecoin hanno tracciato un percorso potenzialmente più rapido ed economico. Tuttavia, all’atto pratico, l’ultimo miglio, ovvero la conversione dei crypto-asset in moneta locale, dipende ancora dagli attori territoriali, dai loro modelli di pricing e dalla profondità del mercato locale.

 

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