Starcloud ha lanciato un veicolo spaziale lo scorso anno che ha trasportato una GPU Nvidia H100 nell’orbita terrestre bassa, e i dirigenti dell’azienda affermano ora che una missione successiva posizionerà dei miner Bitcoin ASIC su un secondo veicolo entro la fine di quest’anno. Questa mossa trasforma una demo orbitale in un test esplicito per verificare se l’attività crypto possa operare nello spazio su larga scala.
Bitcoin nello spazio: costi operativi e costi di lancio a confronto
Secondo diversi report, l’azienda sostiene che gestire i miner oltre l’atmosfera potrebbe abbattere le spese energetiche e di raffreddamento. I pannelli solari garantiscono infatti una fornitura di energia costante in determinate orbite, mentre il vuoto permette ai satelliti di irradiare il calore verso l’esterno senza dover ricorrere a mastodontici impianti di condizionamento.
Questi sono i vantaggi economici evidenziati da Starcloud. Tuttavia, portare i macchinari in orbita e assicurarne il mantenimento comporta costi specifici: le tariffe di lancio, la schermatura protettiva e l’installazione di grandi radiatori aumentano la massa e le spese complessive. Inoltre, sostituire i componenti hardware sarà decisamente più complesso rispetto alla normale manutenzione dei rack in Texas.
Nata inizialmente con l’obiettivo di posizionarsi nel segmento dei data center orbitali per l’intelligenza artificiale, ben oltre il semplice ambito delle criptovalute, Starcloud punta oggi a una strategia di lungo termine basata su una costellazione di piattaforme computazionali al servizio di clienti commerciali.
The cat is out of the bag: @Starcloud_-2 will be the first to mine 𝗕𝗶𝘁𝗰𝗼𝗶𝗻 in space.
This will be a massive industry in itself. Right now, bitcoin mining consumes about 20 GW of power continuously. It makes no sense to do this on Earth, and in the end state, all of this… pic.twitter.com/tmfr8rxGOL
— Philip Johnston (@PhilipJohnston) March 7, 2026
Il CEO di Starcloud, Philip Johnston, ha annunciato sabato su X che la società ambisce a diventare la prima a minare Bitcoin nello spazio, facendo seguito a una discussione (vedi il video qui di seguito) sui piani di mining spaziale tenutasi giovedì durante l’evento HyperChange.
Per il momento, il test resta circoscritto: installare i miner in orbita, monitorarne il funzionamento e misurare i parametri relativi a uptime ed efficienza energetica. I responsabili hanno precisato che l’esperimento punta a fornire dati certi piuttosto che semplici slogan di marketing.
L’hardware nello spazio richiede un approccio differente
Nonostante il supporto di Nvidia e il volo ad alto profilo della GPU abbiano catturato l’attenzione, gli ingegneri civili e gli esperti di sistemi spaziali evidenziano diversi limiti tecnici. I componenti elettronici devono infatti resistere a radiazioni costanti e, senza una schermatura adeguata, la memoria e il silicio tendono a degradarsi molto più velocemente.
Il calore generato deve essere espulso tramite radiatori, una soluzione che aumenta inevitabilmente la superficie e la massa del veicolo. I report sottolineano inoltre come gli ASIC ottimizzati per il raffreddamento terrestre non possano essere semplicemente trapiantati nello spazio con la pretesa che durino per anni.

BTCUSD viene scambiato a 67.601 $ sul grafico a 24 ore: TradingView
I dati dimostrano che il mining terrestre gode di vantaggi consolidati: elettricità locale a basso costo, vicinanza ai team di manutenzione ed economie di scala ben collaudate. Posizionare i miner in orbita elimina la possibilità di interventi rapidi in caso di guasti.
Se una scheda dovesse rompersi, la sua sostituzione potrebbe richiedere il lancio di un nuovo razzo: un fattore di rischio che pesa inevitabilmente su ogni calcolo relativo ai costi del ciclo di vita e al ritorno sull’investimento (ROI).






